La tua Parola come seme gettato sul terreno,
come grano che cade per colmare
i solchi del desiderio nel cuore dell’uomo.
Ma chi davvero le aprirà la vita
perché porti frutto e rinnovi la faccia della terra?

La tua Parola come seme gettato sul terreno,
come grano che cade per colmare
i solchi del desiderio nel cuore dell’uomo.
Ma chi davvero le aprirà la vita
perché porti frutto e rinnovi la faccia della terra?

Seduti accanto a Te, intorno a Te
per dire la novità della relazione
che non nasce da carne e da sangue
ma che dallo Spirito è rivelata al mondo.
Un solo corpo, un solo Signore, un solo volere

Come uomini e donne in cammino,
mandati a essere annunciatori di pace,
testimoni d’amore che vivono di Te e per Te,
sulle strade e nelle case di ieri, di oggi, di sempre.

“Dicevano: è fuori di sé “.
In che cosa consisterebbe,
dunque il vero equilibrio della persona
se non fosse più nell’amare ?
La follia d’amore di Dio
è diventata per noi salvezza eterna.

Quelli che voleva
…chiamati per stare con lui,
annunciarlo e vincere il male…
Questa parola dice non tanto quanto dobbiamo fare,
ma chi siamo alla luce di Dio, nel suo cuore!

Per guarire
non abbiamo
che da tuffarci
nella tua Parola,
o Maestro!

Mano paralizzata…cuori induriti…
non bastano per far morire
l’amore di Dio per l’uomo!

Gesù continua a passare nelle nostre esistenze
rendendoci con lui “signori”
nella libertà, nella bellezza,
nella gioia, nell’amore.

Essere di Cristo non è un mettere delle toppe sul tessuto della propria vita,
ma vivere nella bellezza e novità del suo amore!

TERZA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
COMMENTO AL VANGELO DI GIOVANNI 1, 29 – 34
L’ arte della Relazione
Giovanni sta sulla riva, l’uomo che ha fatto spazio alla Parola.
Il suo dito non trattiene, ma consegna:
«Ecco l’Agnello di Dio».
In questo annuncio Giovanni svela l’arte della relazione che trova il suo inizio e compimento
nell’ Agnello di Dio.
Mentre noi costruiamo legami tossici, fatti di pretesa e di specchi,
dove l’altro deve colmare i nostri vuoti o servire le nostre aspettative
Giovanni presenta Gesù come Colui che non toglie, ma che dona ,si offre.
L’Agnello è il ribaltamento del potere:
ci insegna che stare insieme non è un gioco di forze,
ma il coraggio di restare indifesi davanti al mistero dell’altro.
«Ecco l’Agnello di Dio».
Non è un Dio che reclama il sangue dell’uomo,
ma l’Uomo-Dio che offre il Suo per ridare vita.
In Lui il Salmo 40 smette di essere profezia:
«Sacrificio e offerta non gradisci… allora ho detto: Eccomi».
La volontà del Padre è un Figlio che si fa carne umana, perché Dio non sia più un concetto astratto ,ma l’ incontro con una Persona viva.
Questo «Eccomi» è la guarigione di ogni nostra relazione malata.
Noi diciamo “eccomi” finché l’altro ci gratifica, colmando i nostri vuoti.
Ma Gesù Lui dice “eccomi” per fare della Sua vita lo spazio della nostra libertà.
L’Incarnazione è Dio che scende dal trono per insegnarci
che la volontà del Padre non è un dovere, ma è amare come Lui:
un legame di Sangue che non è una catena che stringe,
ma una linfa che scorre tra persone libere,
perché solo chi è veramente libero può realmente appartenere.

Giovanni contempla poi il segreto del Cielo: lo Spirito che «Rimane».
In questo verbo è racchiusa la vita della Trinità.
Il Padre, il Figlio e lo Spirito sono un eterno restare l’uno nell’altro,
una relazione di dono reciproco che non conosce l’abbandono.
Gesù ci chiama a questa stessa qualità di legame:
non un amore di passaggio, ma una dimora fissa.
Lo Spirito Santo è la forza che ci strappa alle nostre fughe,
insegnandoci a restare fedeli quando la ferita dell’altro ci spaventa.
La relazione cristiana non è un contratto emotivo,
è la partecipazione a quel “Noi” divino dove l’altro è accolto come sacro.
La testimonianza di Giovanni giunge così alla sua vetta:
«Io ho visto e ho testimoniato: questi è il Figlio».
Egli ha visto la Via: un Dio che si fa uomo per insegnare all’uomo
a non essere più un lupo per il fratello, ma un dono.
L’Incarnazione è l’invito a entrare nel respiro della Trinità,
dove l’amore non è mai possesso, mai ferita, mai ricatto.
Gesù è qui, è rimasto tra noi,
perché la nostra povera arte di amarci sia guarita dalla Sua,
e ogni nostra relazione diventi un riflesso di quella relazione Trinitaria
che ha scelto, per sempre, di rimanere con noi, in noi.