TEMPO DI QUARESIMA
TERZA DOMENICA
COMMENTO AL VANGELO DI GIOVANNI 5, 4 – 42
La Liturgia del Cuore e della Risurrezione.
Signore Gesù,
Ti contempliamo nell’ora sesta, l’ora dell’immobilità e del calore.
Siedi al pozzo di Sicar come il Verbo che accetta il limite della nostra carne. In questo Tuo stare, senza gesti clamorosi, noi riconosciamo il primato dell’Essere sul fare. Insegnaci il valore della sosta feconda, affinché la nostra agitazione non diventi un alibi per fuggire dal Tuo sguardo.
Sia benedetta la Tua pedagogia del desiderio:
Chiedendo “Dammi da bere”, Tu non cerchi l’acqua della terra, ma la sete dell’anima.
Tu capovolgi la nostra logica: Ti fai bisognoso per renderci donatori. Aiutaci a comprendere che ogni incontro umano è un luogo teologico, una soglia dove la Tua grazia bussa attraverso il bisogno dell’altro.
Svelaci il mistero del “Dono di Dio”:
“Se tu conoscessi…”
Quante anfore trasciniamo lungo i sentieri della nostra giornata? Simboli di ricerche affannose, di identità frammentate, di tentativi di colmare con il finito il desiderio d’Infinito. Conducici alla sorgente interiore, a quell’Acqua Viva che è lo Spirito, che sgorga dal Tuo costato trafitto e che non conosce siccità.
Tu che hai illuminato la verità dei “cinque mariti”,
non hai scagliato pietre, ma hai offerto una nuova narrazione della vita.
Donaci il discernimento per guardare con onestà alle nostre dispersioni affettive e spirituali. Fa’ che la verità su noi stessi non sia motivo di tristezza, ma il punto di partenza per una riconciliazione profonda, dove la Tua misericordia scrive dritto sulle nostre righe storte.
Introducici all’Adorazione in Spirito e Verità:
Oltre le dispute sui monti e le mura dei templi, rivelaci il Santuario della Coscienza.
Cercaci come il Padre cerca i suoi adoratori: nel segreto, nell’essenziale, nella verità nuda del cuore. Trasforma la nostra esistenza in un’offerta silenziosa, dove la preghiera non è più un dovere, ma un respiro di comunione con il Risorto.
L’anfora abbandonata sia il nostro Memoriale Pasquale:
Come la donna lasciò lo strumento della sua fatica quotidiana per farsi voce del Tuo annuncio,
così noi Ti chiediamo la grazia del distacco.
Lasciare l’anfora a terra significa che l’incontro con Te ha vinto la paura della mancanza.
Il sepolcro è vuoto, l’anfora è a terra: la schiavitù del bisogno è sconfitta dalla libertà della Grazia.
Fa’ che il nostro “Venite a vedere”
sia l’invito di chi ha trovato la Sorgente e non ha più bisogno di gridare per convincere,
perché non siamo più schiavi della necessità ma figli della Risurrezione apostoli del mattino di Pasqua .
Amen .
