Quando Gesù ci riprende, non è per farci sentire sbagliati.
Lui non mette altri pesi sulle nostre spalle, anzi: ce li toglie.
Ci parla come un Padre buono che vuole vederci felici e liberi,
non prigionieri delle apparenze, ma veri davanti a Lui.

Quando Gesù ci riprende, non è per farci sentire sbagliati.
Lui non mette altri pesi sulle nostre spalle, anzi: ce li toglie.
Ci parla come un Padre buono che vuole vederci felici e liberi,
non prigionieri delle apparenze, ma veri davanti a Lui.

Dio non è un ceramista distratto.
Colui che ci ha modellato, ha a cuore anche il nostro dentro.
Noi passiamo ore a curare l’apparenza,
Lui passa ore a curare il cuore.

Il vero segno di Giona: Gesù che con la sua morte ci ha donato la vita.
E così il nostro vivere quotidiano diventa rispondere amore all’Amore
riconoscendo e respirando tanta grazia, tanta misericordia.

Dio ti invita alla festa del suo amore! Lasciati rivestire della sua luce. Non puoi stare alla festa di Dio rivestito del te stesso di prima.
La luce è luce e illumina!

Al primo ascolto, sembra quasi che Gesù «declassi» sua madre allo stato di anonimato… ma non è così, anzi! Il Signore ci ricorda che Maria non è semplicemente una privilegiata della grazia, ma una meravigliosa creatura che consapevolmente ha collaborato al piano divino con l’ascolto attento della voce di Dio, e con l’adesione piena ai suoi desideri e progetti. Proprio come afferma Sant’Agostino: per Maria fu maggiore dignità e maggiore felicità essere stata discepola di Cristo che essere stata madre di Cristo.

Chi vuole denigrare il bene gira e rigira la frittata finché ci riesce. E così Gesù, nell’interpretazione dei suoi nemici, diventa addirittura un socio di Belzebul! Ma sarà bene ricordare che questa volontà di stravolgere il bene fino a farlo apparire un male si chiama – nelle sue forme più gravi ed ostinate – «invidia della grazia altrui»: uno dei cosiddetti peccati contro lo Spirito Santo. Nientemeno.

«L’ho pregato tanto, ma il Signore non mi ascolta…» Quante volte abbiamo sentito dire, e forse anche pronunciato noi stessi, questa frase!
Due domande. Primo: davvero lo abbiamo pregato tanto? Perché a volte per noi il «tanto» è una preghiera masticata in fretta quando ci capita… Secondo: siamo sicuri che Dio non ci ha ascoltato? Perché a volte Egli ci ascolta dandoci una cosa molto più importante di quella che gli avevamo chiesto…

Il momento dell’Incarnazione! Quale sarà stata la trepidazione di tutto il Cielo al momento dell’annuncio inaudito? E quale la gioia al «sì» della Vergine Maria?
Ebbene, ogni volta che diciamo la corona, rinnoviamo in Cielo la felicità e la bellezza di questo momento. Perché la preghiera del rosario va sempre molto al di là delle nostre intenzioni e del nostro stesso fervore. È come i due pani d’orzo che le mani di Dio trasformano in una ricchezza che nemmeno osiamo immaginare…

Prima di guardare la povera Marta dall’alto al basso, ricordiamoci che la tradizione cristiana l’ha considerata santa e che la Chiesa la onora con tanto di liturgia propria. Ma anche Marta doveva sapere che il lavoro è solo un mezzo – per quanto prezioso – e che il fine è invece la contemplazione del Volto di Dio. Comunque non preoccupiamoci: adesso certamente lo saprà.

All’opposto del fico che aveva tante foglie e nessun frutto, ecco questo samaritano di poche parole e di molti fatti: sono una decina i verbi che indicano azioni concrete – fasciò, versò, caricò… – ed efficaci. Fino al pagamento del soggiorno nell’albergo, esempio splendido di una carità integrale, che non vuole in alcun modo pesare sugli altri, ma passa per la via della giustizia e della correttezza.
