Nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati

Nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati

Se il Vivente cammina con noi e rimane con noi, seguirlo non è questione di fede forzata e fredda, ma è lasciarsi accompagnare da Lui e stare al suo passo!

Maria andò ad annunciare…

Come avrebbero potuto i discepoli rubare il corpo del Signore quando in realtà è Gesù il ladro che ruba i cuori, liberandoli dalle catene e rendendoli ricchi di grazia e di amore!!!

DOMENICA DI PASQUA
RESURREZIONE DEL SIGNORE
COMMENTO AL VANGELO DI GIOVANNI 20 ,1 – 9
IL MATTINO DELLA TENEREZZA
Maria cammina quando è “ancora buio” (v. 1).
È la solitudine di chi si sente spezzato, l’oscurità di un cuore che abita la paralisi del sabato, dove l’amore, rimasto orfano, non ha più parole, ma sa soltanto piangere. Davanti alla pietra tolta, la sua povera ragione trema: “Hanno portato via il Signore” (v. 2). Per lei, quel vuoto è una nuova ferita, un furto che aggiunge stanchezza alla stanchezza. Le sue lacrime sono un velo di dolore che le impedisce di vedere l’aurora della Nuova Creazione. Maria cerca un corpo da proteggere, non sapendo che il suo Signore è già diventato il custode di ogni sua fragilità.
II. La corsa della comunione (vv. 3-4)
Ma ecco il dinamismo che scuote la paura: Pietro e l’Altro Discepolo corrono insieme (v. 4). È l’icona di una piccola comunità che non vuole restare chiusa nel proprio lutto. Giovanni, l’amato, corre più veloce perché il cuore intuisce sempre prima della legge, ma sulla soglia egli compie il miracolo della sosta
(v. 5): arriva e attende. Non scavalca Pietro, non lo umilia con la sua rapidità. È la carità del confine: l’intuizione che si fa piccola per accogliere il passo più lento del fratello. La verità non è mai un trofeo solitario, ma un pane che si riceve solo restando insieme, nel rispetto della debolezza dell’altro.
III. Lo sguardo dell’umiltà
(v. 6)
Entra Simon Pietro e il suo sguardo è un’ispezione di nuda realtà (v. 6). Egli non cerca visioni gloriose, ma sosta sui fatti con l’umiltà di chi ha bisogno di toccare con mano. Guarda in faccia il silenzio del sepolcro senza fuggire verso consolazioni facili. Vede le bende “posate” (v. 6), svuotate e non srotolate. È lo scoglio della realtà: Dio non è un’idea astratta, è una Presenza che ha lasciato tracce concrete e povere nel fango della nostra storia.
IV. Il linguaggio del panno piegato (vv. 7-8)
Allora entra anche l’altro discepolo, “vide e credette” (v. 8). Egli decifra ciò che Pietro ha solo osservato: il linguaggio del Risorto scritto nella stoffa. Quelle bende sono le parole di un corpo che è passato attraverso la sofferenza senza spezzare i legami, rendendo la morte trasparente alla vita. E in quel “sudario” avvolto in un luogo a parte (v. 7), risplende la sovranità di una Pace che riordina il tempo del dolore. Nessun ladro agisce con la minuziosa tenerezza di un Dio che, risvegliandosi, piega con cura il lenzuolo del dolore e trasforma la tomba in una dimora regale. In quella piega ordinata, Giovanni riconosce il gesto del Maestro: la cura infinita per le piccole cose dell’uomo.
V. L’aurora che non finisce (v. 9)
Infine, cade il velo della Scrittura (v. 9).
Il “doveva” della Croce non è più un destino amaro, ma l’unica via dell’Amore per farsi Eterno. Non c’è più spazio per il lutto, non c’è più buio che non sia visitato dalla Luce. Sostiamo qui, tra il testo e il cuore, dove il guardare diventa finalmente un credere.
Cristo è la Risurrezione la Vita ,è l’abbraccio che vince ogni morte.

Dopo aver detto al mondo il Suo amore sino alla fine, la Parola rimane in silenzio, custodita nel grande riposo del Sabato Santo. A noi l’attesa, la veglia per schiudere i nostri cuori alla Vita nuova nella gioia della risurrezione.

Seguirti, Signore, sulla via della croce, in un cammino tortuoso che si snoda tra potenti che inseguono le verità del mondo e uomini comuni che hanno indurito i cuori appesantendoli con la cieca ostinazione nella menzogna più vera. Apri i nostri occhi e dilata i nostri cuori, Signore Gesù, Figlio di Dio e figlio dell’uomo, e aprici le porte del Regno dov’è la vita non conosce tramonto!

Signore, il tuo insegnamento non arriva dall’alto di una cattedra ma dal basso della nostra quotidianità impolverata e ferita, il tuo magistero è amore in azione e non ostinata conservazione di principi superiori. La tua dottrina ha bisogno di servizio fraterno per essere annunciata, di piccoli gesti per essere proclamata, di fedeltà per essere custodita, di amore per essere rinnovata. Vieni, torna a inginocchiarti davanti a noi, nostro Maestro e Signore!

Signore, nessuno può riscattare se stesso né dare a Dio il suo prezzo, ma anche noi al pari di Giuda spesso siamo tentati di barattarti in cambio di un facile guadagno. Tu ci dici che la sala è pronta, che la tavola è preparata e che con desiderio vuoi mangiare la tua Pasqua con noi, ma il nostro cuore è pronto per Te?

Giuda e Pietro, fratelli nella chiamata, fratelli nella sequela, fratelli nel dolore della fedeltà ferita. Noi camminiamo al loro fianco, Signore, nel desiderio, nella speranza e nella debolezza di una fede fragile. Tu hai dato la tua vita per noi ma noi sapremo davvero donarla per Te?
