Abbiamo fame, Signore, mendichiamo briciole di amore, di vita e di fede ma il nostro cuore desidera quel pane che non perisce perché donato per l’eternità. Tu, solo Signore, sei il Pane disceso dal Cielo e chi mangia di Te vivrà di Te. Apri la tua mano e saziaci!
Signore Gesù, veniamo a Te stanchi di parole umane, spesso stanchi l’uno dell’altro e persino di noi stessi. «Mentre conversavano e discutevano insieme…» (v. 15). Ti portiamo l’inconsistenza dei nostri dialoghi, quel rincorrersi di opinioni che non guariscono il cuore, quell’intreccio di influenze e condizionamenti che ci impediscono di vedere il vero. Liberaci dalla prigione di ciò che gli altri pensano di noi, e dal peso di dover corrispondere alle attese di chi ci cammina accanto.
«I loro occhi erano impediti a riconoscerlo» (v. 16). Signore, quante volte siamo ciechi perché troppo occupati a guardarci l’un l’altro, a condizionarci nel pessimismo, a confermarci a vicenda nelle nostre delusioni. Spesso le nostre relazioni non ci aprono al mistero, ma diventano lo specchio delle nostre chiusure. Ti preghiamo: rompi questo cerchio. Entra come il “Terzo” tra noi, l’Unico capace di spezzare i legami di dipendenza psicologica che ci tolgono la pace.
«Eglispiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui» (v. 27). Donaci la Tua Parola come unico criterio di verità. Senza di essa, le nostre relazioni restano fragili, esposte al vento dell’emozione o dell’interesse. La Tua Parola sia la spada che recide i condizionamenti umani per farci approdare alla libertà dei figli di Dio. Insegnaci che solo se siamo radicati in Te, possiamo davvero amarci senza possederci, senza dominarci, senza deluderci.
«Essi insistettero: Resta con noi» (v. 29). Signore, che il nostro “stare insieme” non sia un fuggire dalla solitudine, ma un cercarti uniti nella verità. Quando le nostre sicurezze umane crollano, quando sentiamo l’inconsistenza di ogni appoggio mondano, fa’ che i nostri occhi si aprano su di Te.
«Partirono senza indugio e fecero ritorno» (v. 33).
E infine, Signore, donaci il coraggio dell’ audacia pasquale e lo slancio del ritorno. L’ inconsistenza delle nostre parole e il peso dei nostri condizionamenti umani sono stati vinti dal Tuo ” passaggio”. Non permettere che restiamo ad Emmaus per consolarci ma spingici fuori,perché la Pasqua è un’energia che non può essere trattenuta. È il ribaltamento di ogni nostra logica di sconfitta. Facci tornare alla nostra Gerusalemme come testimoni nuovi segnati dalla Tua Risurrezione.
«Davvero il Signore è risorto!» (v. 34).
Fa’ che questo annuncio non sia per noi una formula sterile ma il fondamento di una nuova creazione. Trasfigura le fragilità dei nostri legami e fa che non ci cerchiamo più per bisogno o per paura, ma per la gioia di riconoscerci in Te. Insegnaci che la Risurrezione è il primato del possibile sull’impossibile, è la Verità che rende solide le nostre vite inconsistenti.
Fa che torniamo alla città, alla nostra Gerusalemme quotidiana, con il passo di chi ha mangiato il Pane della Vita e bevuto la Parola. Rendici “segni di Pasqua” per chi ancora cammina nel dubbio, testimoni liberi che la morte è stata inghiottita dalla Vittoria e che ogni cammino umano, per quanto faticoso, ha come unico orizzonte la Gloria della Tua Risurrezione.
Sia questa la nostra Pasqua , l’ irruzione del Verbo fatto Carne ,che rende ogni giorno possibile l’ impossibile umano.
Seduti sull’erba mentre un leggero vento primaverile ci accarezza dolcemente, dimenticandoci per un istante dei nostri problemi, dubbi, fragilità, Gesù ci chiede di consegnargli con fiducia quel poco che abbiamo perché solo lui è capace di fare grandi cose in noi.
Nicodemo si presenta a Gesù di notte, nell’ora più buia. La notte è determinante per rinascere e solo cercando la Luce che viene dall’alto possiamo continuare a camminare verso la felicità eterna.
SECONDA DOMENICA DI PASQUA O DELLA DIVINA MISERICORDIA Commento al Vangelo di Giovanni 20, 19-31
DALL' INCREDULITÀ ,
ALL' ADORAZIONE
Signore Gesù, viandante della vita e fratello di ogni solitudine, eccoci nel Cenacolo delle nostre esistenze, con le porte serrate. Le abbiamo chiuse per stanchezza, per paura del mondo o per proteggere il nostro piccolo io. Ti preghiamo: non restare fuori, varca la soglia della nostra sfiducia e “stai nel mezzo”.
«Venne Gesù, stette in mezzo e disse: “Pace a voi!”» (Gv 20,26)
Ti contempliamo in questo Tuo porti al centro. Tu non occupi un trono, ma il luogo nudo dei nostri legami.Ti ringraziamo perché hai scelto la comunità come segno privilegiato della Tua presenza: pur parlando al cuore di ciascuno, ci attendi nel raduno dei fratelli per confermare la nostra fede. Se Tu stai nel mezzo, Signore, la nostra diversità diventa comunione e la nostra paura si trasforma in coraggio. Sii Tu il baricentro che tiene insieme i nostri frammenti, il senso ultimo di ogni nostro respiro, di ogni nostra fatica, di ogni nostra speranza.
Donaci la Tua Pace. Che non è la pace del mondo, fatta di assenza di conflitti o di fragili tregue. La Tua Pace è la Shalom dell’uomo nuovo: è la pace che profuma di perdono, di pazienza nel ricominciare e di amore che non si arrende.Ti guardiamo, Signore, perché Tu per primo hai attraversato l’abisso del tradimento, il fiele della calunnia e l’amarezza dell’abbandono. Tu sai cosa significa il peso delle maldicenze , l’umiliazione del rifiuto,il tradimento delle parole.
È la pace che fiorisce dalle Tue piaghe, perché non c’è pace vera che non porti i solchi dei segni del dono di sé .
«Mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore» (Gv 20,20)
Guarda a noi, Signore, quando come Tommaso facciamo fatica a credere sotto il peso delle nostre prove. Insegnaci che non possiamo incontrarTi da soli: riportaci sempre nel grembo della comunità, dove le ferite diventano sacramento di Comunione e Misericordia . Riconducici alla concretezza della Tua Carne ferita: insegnaci che nella Tua umanità piagata risplende il Volto del Dio Vivente e che, accogliendo le ferite dei fratelli, incontriamo la Tua Divinità Risorta.
Liberaci dalla pretesa di un Dio senza Croce e portaci al vertice di ogni cammino spirituale: l’Adorazione. Fa’ che essa sostituisca l’esigenza del toccare, trasformando il bisogno di prove nella libertà della consegna e nell’obbedienza della fede. Fa’ che davanti a Te ogni nostra parola si spenga per lasciare spazio a quel grido che riconosce in Te l’Assoluto della vita, il senso di tutto ciò che siamo:
«Tommaso gli rispose: “Mio Signore e mio Dio!”» (Gv 20,28)**
Sia questa adorazione il soffio che spalanca le nostre porte. Alita su di noi, Signore. Soffia la Tua Pentecoste sulle nostre pigrizie. Toglici il respiro corto delle nostre sicurezze e donaci il respiro largo dello Spirito, perché la Pace ricevuta nella comunione diventi missione, carezza e perdono nella faticosa tessitura quotidiana delle nostre relazioni.
«Alitò su di loro e disse: “Ricevete lo Spirito Santo. Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi”» (Gv 20,21-22)
Signore Gesù, resta nel centro del nostro cenacolo: il cuore della comunità. Sii la nostra Pace ferita e il nostro unico Dio, fino a quando la nostra vita non sarà che un riverbero pasquale della Tua Risurrezione.