L’Onnipotente irrompe nella vita di Maria, nella vita di ciascuno di noi, in un giorno che apparentemente non ha nulla di speciale, ma proprio in quel preciso istante Dio cambia la storia di ciascuno di noi. Accogliamo l’eternità.

L’Onnipotente irrompe nella vita di Maria, nella vita di ciascuno di noi, in un giorno che apparentemente non ha nulla di speciale, ma proprio in quel preciso istante Dio cambia la storia di ciascuno di noi. Accogliamo l’eternità.

È sulla Croce che Gesù manifesta tutta la sua potenza, tutta la sua forza, tutto il suo Amore perché nelle mani del Padre è la sua vita…la nostra vita.

Ancora una volta Gesù, col suo dito, ci dimostra che il suo Amore è più grande di ogni nostro peccato. Lui solo è capace di cancellare i nostri errori, donandoci la possibilità di scrivere le più belle pagine della nostra vita.

TEMPO DI QUARESIMA QUINTA DOMENICA
COMMENTO AL VANGELO DI GIOVANNI 11, 1-45
ALBA DI RISURREZIONE
Oltre il fallimento, verso la libertà dei figli
Signore Gesù,
veniamo a Te sostando in quel luogo di confine che è Betania (v. 1). Ti portiamo il realismo delle nostre esistenze, segnate non solo dal limite della carne, ma dalla fatica delle nostre relazioni spezzate.
Signore, abita il fallimento dei nostri legami
Ti preghiamo per quel senso di “troppo tardi” che spesso ferisce i nostri rapporti. Come Marta e Maria, anche noi sentiamo il peso del rimpianto e del rimprovero: “Se tu fossi stato qui…” (vv. 21.32).
Perdonaci, Signore, quando il dolore diventa l’occasione per rinfacciarci le assenze, quando la sofferenza non ci unisce ma ci isola nel sospetto. Davanti al sepolcro di Lazzaro vediamo il limite della nostra capacità di amarci: le sorelle sono divise nel lutto, i discepoli smarriti nell’incredulità (v. 16), la folla osserva con spirito critico (v. 37).
Guarisci le rotture della nostra comunione. Passa attraverso i nostri “non detto”, le nostre amarezze accumulate, e donaci di compiere l’esodo dalla recriminazione alla confessione di fede: “Sì, Signore, io credo” (v. 27).
Signore, accogli il fremito della nostra fragilità
Ti contempliamo turbato nello spirito e scosso da un fremito interiore (v. 33). Tu non resti distante dinanzi alla nostra angoscia, ma Ti lasci ferire dalle nostre lacrime (v. 35).
Insegnaci il coraggio di esporre a Te ciò che in noi è segnato dal decadimento e dall’odore della corruzione (v. 39). Tu non provi repulsione per la nostra miseria umana e spirituale; Tu fremi d’ira contro tutto ciò che degrada la Tua immagine in noi e contro la morte che spezza i fili della nostra unità.
Insegnaci a non nascondere le tombe dell’orgoglio, a non mascherare le nostre ferite, ma a lasciarle abitare dal realismo della Tua Grazia: presenza che fa nuovo il nostro cuore.
Signore, chiamaci all’esodo della libertà riconciliata
Il Tuo grido “Lazzaro, vieni fuori!” (v. 43) è l’irruzione della Grazia che frantuma il fine ultimo già stabilito dalla morte.
Eppure vediamo Lazzaro uscire ancora avvolto, prigioniero dei sudari, impedito dalle bende (v. 44): ci ricordi che la libertà non è un rito magico, ma un faticoso processo di liberazione.
Chiamaci per nome fuori dalle stanze chiuse del nostro orgoglio. Guidaci nel passaggio dalla schiavitù del nostro Egitto interiore — fatto di memorie che tengono in ostaggio il cuore — alla terra promessa di relazioni rinnovate.
Donaci la pazienza di accettare il servizio dei fratelli: “Scioglietelo e lasciatelo andare” (v. 44). Fa’ che le nostre comunità siano laboratori pasquali dove ci si aiuta reciprocamente a recidere i legami del rancore, le bende della menzogna e i sudari del pregiudizio ,del rifiuto, dello scarto. Trasforma la nostra libertà ferita in una capacità nuova di camminare speditamente verso l’altro e verso di Te.
Signore, donaci lo sguardo della Pasqua
Noi sappiamo che il segno di Betania è la Tua firma sulla croce: Tu accetti l’isolamento e la morte perché noi abbiamo la Vita (v. 53).
Ma donaci, Signore, di non fermarci alla soglia di una tomba riaperta per un uomo che dovrà morire ancora. Porta il nostro sguardo al Mattino della Risurrezione dove la pietra non è semplicemente rimossa, ma è ribaltata per sempre dalla potenza dello sguardo Pasquale del Padre.
È lo sguardo del Padre che Ti risveglia dalla morte e in Te risveglia noi, strappandoci al gelo delle bende lasciate a terra. In quel Volto di Risorto, noi riceviamo il realismo della Grazia definitiva: la certezza che nessuna relazione è perduta, nessuna distanza è incolmabile e l’ultima parola sulla nostra storia non è il distacco, ma la comunione eterna: “Chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno” (v. 26).
Amen!

Mai un uomo ha parlato così!

Non temere….
e fiorirai!!!

Non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato!

Acqua di salvezza tu, Signore…
sì, ma a patto che ci si immerga in te!!!!

Anche noi ti chiediamo, Signore, di scendere a guarire i nostri cuori perché non muoiano, ma vivano grazie alla tua promessa di salvezza.

TEMPO DI QUARESIMA
QUARTA SETTIMANA
COMMENTO AL VANGELO DI GIOVANNI 9,1 – 41
Luce Pasquale: Il Cammino della Nuova Creazione
Signore Gesù, “Luce del mondo” (Gv 9,5),
Tu che non passi “oltre” ma passi “dentro” le nostre oscurità,
liberaci dal labirinto dei giudizi e dalle genealogie della colpa.
Ai discepoli rimasti prigionieri del calcolo “Rabbì, chi ha peccato?” (9,2)
Tu rispondi con il gesto silenzioso di una Nuova Creazione.
Insegnaci che la nostra fragilità non è un verdetto che ci incatena al passato,
ma lo spazio vergine, l’altare di carne,
perché “siano manifestate in noi le opere di Dio” (9,3).
Metti il Tuo fango sui nostri occhi (9,6).
È il fango del sesto giorno, intriso della Tua stessa Vita.
Impasta la polvere della nostra fragilità con la saliva della Tua Parola,
perché solo chi bacia l’umiltà della terra può sostenere lo splendore del Cielo.
Spingici alla piscina di Sìloe (9,7), il lavacro dell’Inviato:
non per cancellare ciò che siamo, ma per lavare via le incrostazioni dell’orgoglio
e restituirci uno sguardo capace di Trascendenza.
Liberaci dalla cecità dei “giusti” e dal giudizio dei sapienti.
Guarisci quel fariseo che si annida nelle pieghe della nostra religiosità:
quello che, per non confessare l’abisso della propria mancanza
si fa scudo del peccato altrui gridando: “Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore” (9,24).
Donaci la grazia di capire che spegnere la luce del fratello non accenderà mai la nostra.
Donaci la “santa ignoranza” che rende liberi:
la forza di dire”Io non so” davanti alle pretese del mondo,
per gridare con l’evidenza del cuore: “Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo” (9,25).
Sostienici nell’ora del rifiuto, nel Gethsemani dell’espulsione.
Quando la coerenza con la Tua Verità ci renderà stranieri ai palazzi del consenso,
quando il disprezzo degli uomini ci bollerà come “nati nei peccati” (9,34),
fa’ che non cerchiamo rifugio altrove, ma che riconosciamo in quel rifiuto
la nostra Porta Pasquale.
Perché è proprio lì, fuori dai recinti rassicuranti, nel silenzio del mondo,
che Tu ci vieni incontro per sussurrare l’unica domanda che fonda l’Eterno:
“Tu credi nel Figlio dell’uomo?” (9,35).
O Risorto, nostra Pasqua senza tramonto,
trasfigura la nostra inadempienza nella Tua sovrabbondanza.
Fa’ che le nostre ferite diventino le feritoie del Tuo sepolcro vuoto:
uno spazio dove ogni nostra “mancanza” è colmata dalla Tua Vita.
Che il nostro atto di fede non sia un concetto, ma la nostra Risurrezione quotidiana,
mentre, con il timore e la gioia del mendicante che ha trovato il Tesoro,
ci prostriamo ai Tuoi piedi per proclamare il nostro atto di fede:
“Io credo, Signore!” (9,38).
La Tua Pasqua è lo sguardo del Padre su di noi.
La Tua Pasqua è Luce Eterna di Vita.
Amen!
