La fede non può fermarsi all’apparenza.
Difendere la fede vuol dire lasciare entrare Gesù nel proprio cuore
per diventare testimoni della Sua luce.

La fede non può fermarsi all’apparenza.
Difendere la fede vuol dire lasciare entrare Gesù nel proprio cuore
per diventare testimoni della Sua luce.

La fede non è fatta per creare gruppi che si giudicano, o per gareggiare su chi è più cattolico.
Diventa vera quando si fa amore concreto: lì cadono tutte le divisioni.

“𝗩𝗶𝗲𝗻𝗶… 𝗲 𝘃𝗲𝗱𝗿𝗮𝗶.”
𝗟𝗮𝘀𝗰𝗶𝗮𝘁𝗶 𝘀𝗼𝗿𝗽𝗿𝗲𝗻𝗱𝗲𝗿𝗲 𝗱𝗮 𝗗𝗶𝗼.
𝗤𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗚𝗲𝘀𝘂̀ 𝗲𝗻𝘁𝗿𝗮 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘁𝘂𝗮 𝘃𝗶𝘁𝗮 𝗮𝗰𝗰𝗮𝗱𝗲 𝗾𝘂𝗮𝗹𝗰𝗼𝘀𝗮 𝗱𝗶 𝗴𝗿𝗮𝗻𝗱𝗲 𝗲 𝗺𝗲𝗿𝗮𝘃𝗶𝗴𝗹𝗶𝗼𝘀𝗼.
𝗚𝗿𝗮𝘇𝗶𝗲, 𝗚𝗲𝘀𝘂̀, 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝘁𝘂 𝗽𝗲𝗻𝘀𝗮𝘃𝗶 𝗮 𝗺𝗲 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝗶𝗼 𝗽𝗼𝘁𝗲𝘀𝘀𝗶 𝗽𝗲𝗻𝘀𝗮𝗿𝗲 𝗮 𝗧𝗲.

“Ma voi chi dite che io sia?”
Gesù attende una risposta vissuta!
Essere testimoni non è parlare di Lui, ma lasciare che Egli traspaia da noi:
nel dono di sé, nell’esserci, nel perdono, nel dare la vita!

Chi è felice non è invidioso. Dio, che è la felicità infinita, non ha temuto di innalzare una sua creatura ad una dignità infinita, fino al punto di voler «dipendere» dal suo sì per realizzare il più inaudito dei progetti: l’incarnazione! E fra le tante conseguenze di questo sì della Vergine Maria, c’è anche il titolo con il quale oggi, a una settimana esatta dall’Assunzione, la venerano la Liturgia e la tradizione popolare: Maria Regina del Cielo e della Terra.

Chi è felice non è invidioso. Dio, che è la felicità infinita, non ha temuto di innalzare una sua creatura ad una dignità infinita, fino al punto di voler «dipendere» dal suo sì per realizzare il più inaudito dei progetti: l’incarnazione! E fra le tante conseguenze di questo sì della Vergine Maria, c’è anche il titolo con il quale oggi, a una settimana esatta dall’Assunzione, la venerano la Liturgia e la tradizione popolare: Maria Regina del Cielo e della Terra.

Dio, che è Amore, con quale verbo farà la sintesi di tutti i comandamenti?
Con il verbo amare, ovviamente. Un verbo dall’ampiezza enorme, che comprende slanci del cuore e norme precise, ispirazioni carismatiche e codice canonico, generosità e prudenza, rispetto della verità e verità nel rispetto… il tutto ravvivato da un dinamismo interno che sempre «va oltre» e sempre – attingendo alla forza creatrice di Dio stesso – sa inventare, ricreare e stupire.

Come è bello che Gesù paragoni il Regno dei Cieli a una festa di nozze!Nozze: in ogni civiltà rappresentano il sigillo della religione e della società sull’amore di due giovani, una nuova famiglia – e una nuova ricchezza – per la comunità, e infine… la buona compagnia e la buona tavola! Tutte le gioie belle e oneste dell’uomo si ritrovano in questa parola! Ma Gesù vuole anche dirci che le nozze umane sono solo il riflesso – per quanto luminoso – delle nozze per eccellenza: quelle che il Padre vuole stabilire tra il suo Figlio diletto e l’intera umanità, nel gaudio infinito (e per noi ancora misterioso) della vita eterna!

Quello che è giusto ve lo darò.
Ma per Gesù il «giusto» non è un semplice calcolo aritmetico, ma uno sguardo divino che arriva alle intenzioni più profonde del cuore umano. Gli operai ritardatari in realtà non sono dei fanulloni, ma degli uomini di buona volontà che come gli altri si erano presentati di buon mattino… e che nessuno aveva chiamato. Anche loro avevano sopportato il sole e, se non avevano lavorato con le braccia, avevano patito il timore ansioso di tornare a casa senza un solo spicciolo per la loro famiglia. E il Padrone divino, infinitamente ricco, ritiene ben giusto che ricevano la ricompensa di una giornata intera…

Noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?
Pietro, ma che domanda è questa? Ci hanno insegnato che si deve amare senza attendere la ricompensa!
Ma Pietro, l’umanissimo e spontaneo capo degli Apostoli, lascia uscire dalle sue labbra la più immediata e ovvia delle richieste… e Gesù non lo rimprovera: anzi, al dono della nostra povera, breve e spesso difficile vita, Egli risponde da Dio, con la promessa della vita per eccellenza, la vita eterna!
