«Signore, se vuoi, puoi…». Signore io mi fido di te, mi abbandono nelle tue mani…

«Signore, se vuoi, puoi…». Signore io mi fido di te, mi abbandono nelle tue mani…

Sei tu a scegliere dove costruire: getta le tua fondamenta sulla Roccia che non crolla.

Tu, oggi, nella tua famiglia, nella tua comunità, a lavoro, con gli amici, sei profeta dell’Altissimo: nelle tue parole, nei tuoi gesti, nel tuo sorriso, nel tuo silenzio… vai innanzi al Signore a preparargli la strada nel cuore di chi incontrerai.

Rimanere leggeri, svuotarsi di sé stessi: ecco il segreto per passare dalla “porta stretta” ed entrare nella Vita

Gesù oggi ci propone un cambio di postura: trasformare il dito puntato verso l’altro in una mano tesa, pronta a risollevare.

Il Padre si prende cura di noi, perché grande è il nostro valore ai suoi occhi. Ciò che importa è la franchezza, è il coraggio della testimonianza, della testimonianza di fede: “riconoscere Gesù davanti agli uomini” e andare avanti facendo del bene.
papa Francesco

Cercare il tuo regno e la tua giustizia, Signore, significa ascoltare la tua voce per mettersi in cammino su sentieri sconosciuti, significa fidarsi e affidarsi per scoprire che esiste un’altra ricchezza, un’altra sicurezza in grado di rovesciare completamente il senso delle cose, uno sguardo ultimo, infinito che si perde in orizzonti di comunione e profondità.

Il buio e la luce: due modi diversi di guardare alla vita, al mondo, a se stessi. Da una parte la chiusura e dall’altra l’apertura, da un lato l’accumulo e dall’altro il dono. Dove sta il cuore, cioè dove sta la persona nella sua integrità, sta il vero tesoro che il tempo e i parassiti non potranno corrodere. A ciascuno di noi è lasciato il desiderio di cercarlo e di custodirlo una volta trovato, perché è donando che si riceve, è “perdendo” che si guadagna.

Riconoscersi debitori verso un amore che non potrà mai essere ripagato; dal perdono ricevuto nasce quello voluto e donato affinché non vi siano più buoni e cattivi, giusti e ingiusti ma solo figli e fratelli di un Padre che non è più mio ma nostro.

Muoversi come teatranti
sul palcoscenico della vita,
è questo il grande pericolo
di chi rimane chiuso in se stesso,
aggrappato al giudizio altrui
e prigioniero di una vana ricompensa.
La realtà è fatta invece di concretezza,
di condivisione, di rischio e novità,
di perdite che fanno crescere guadagni inattesi.
Tutto nascosto in un cuore che ama
e che nel segreto canta una melodia
che diventa un inno alla vita.
