TERZA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
COMMENTO AL VANGELO DI GIOVANNI 1, 29 – 34
L’ arte della Relazione
Giovanni sta sulla riva, l’uomo che ha fatto spazio alla Parola.
Il suo dito non trattiene, ma consegna:
«Ecco l’Agnello di Dio».
In questo annuncio Giovanni svela l’arte della relazione che trova il suo inizio e compimento
nell’ Agnello di Dio.
Mentre noi costruiamo legami tossici, fatti di pretesa e di specchi,
dove l’altro deve colmare i nostri vuoti o servire le nostre aspettative
Giovanni presenta Gesù come Colui che non toglie, ma che dona ,si offre.
L’Agnello è il ribaltamento del potere:
ci insegna che stare insieme non è un gioco di forze,
ma il coraggio di restare indifesi davanti al mistero dell’altro.
«Ecco l’Agnello di Dio».
Non è un Dio che reclama il sangue dell’uomo,
ma l’Uomo-Dio che offre il Suo per ridare vita.
In Lui il Salmo 40 smette di essere profezia:
«Sacrificio e offerta non gradisci… allora ho detto: Eccomi».
La volontà del Padre è un Figlio che si fa carne umana, perché Dio non sia più un concetto astratto ,ma l’ incontro con una Persona viva.
Questo «Eccomi» è la guarigione di ogni nostra relazione malata.
Noi diciamo “eccomi” finché l’altro ci gratifica, colmando i nostri vuoti.
Ma Gesù Lui dice “eccomi” per fare della Sua vita lo spazio della nostra libertà.
L’Incarnazione è Dio che scende dal trono per insegnarci
che la volontà del Padre non è un dovere, ma è amare come Lui:
un legame di Sangue che non è una catena che stringe,
ma una linfa che scorre tra persone libere,
perché solo chi è veramente libero può realmente appartenere.

Giovanni contempla poi il segreto del Cielo: lo Spirito che «Rimane».
In questo verbo è racchiusa la vita della Trinità.
Il Padre, il Figlio e lo Spirito sono un eterno restare l’uno nell’altro,
una relazione di dono reciproco che non conosce l’abbandono.
Gesù ci chiama a questa stessa qualità di legame:
non un amore di passaggio, ma una dimora fissa.
Lo Spirito Santo è la forza che ci strappa alle nostre fughe,
insegnandoci a restare fedeli quando la ferita dell’altro ci spaventa.
La relazione cristiana non è un contratto emotivo,
è la partecipazione a quel “Noi” divino dove l’altro è accolto come sacro.
La testimonianza di Giovanni giunge così alla sua vetta:
«Io ho visto e ho testimoniato: questi è il Figlio».
Egli ha visto la Via: un Dio che si fa uomo per insegnare all’uomo
a non essere più un lupo per il fratello, ma un dono.
L’Incarnazione è l’invito a entrare nel respiro della Trinità,
dove l’amore non è mai possesso, mai ferita, mai ricatto.
Gesù è qui, è rimasto tra noi,
perché la nostra povera arte di amarci sia guarita dalla Sua,
e ogni nostra relazione diventi un riflesso di quella relazione Trinitaria
che ha scelto, per sempre, di rimanere con noi, in noi.