TEMPO DI QUARESIMA
INIZIO DELLA SETTIMANA SANTA
DOMENICA DELLE PALME
COMMENTO AL VANGELO DI MATTEO 26,14 – 27 – 66
Lo SCANDALO DELL’ AMORE CROCIFISSO
Signore Gesù, Maestro del Silenzio e dell’Ascolto,
ci accostiamo a queste pagine del Vangelo di Matteo non come spettatori di un dramma antico, ma come discepoli che cercano, nell’ora della tenebra, la luce di una “scelta” definitiva. Ti chiediamo lo Spirito, perché questa Parola diventi carne e discernimento nel nostro oggi.
Signore, guardiamo a Giuda e alle sue trenta monete (Mt 26,15).
Sentiamo il brivido di quella “piccola economia” che scambia l’Infinito con il calcolo. Quante volte anche noi, per paura del futuro o per ansia di possesso, mercanteggiamo la Tua amicizia? Liberaci dall’ambiguità del cuore. Insegnaci che il Tuo Sangue”versato per la remissione dei peccati” (Mt 26,28), è l’unica moneta che non si svaluta, l’unico dono che non chiede contraccambio, ma solo accoglienza.
Sostiamo con Te nel Getsemani, nell’ora della lotta tra la carne e lo spirito (Mt 26,41).
Tu provi la “tristezza e l’angoscia” (Mt 26,37), eppure non fuggi. Insegnaci la pazienza di restare nelle nostre agonie, senza cercare scorciatoie o facili consolazioni. In quel Tuo”Sia fatta la tua volontà” (Mt 26,42) non c’è rassegnazione passiva, ma la suprema libertà di chi si fida del Padre. Donaci la grazia di non addormentarci mentre il mondo soffre, di non evadere dalla responsabilità della nostra ora.
Signore, specchiandoci nel rinnegamento di Pietro (Mt 26,75),
ti chiediamo il dono delle lacrime. Non le lacrime della disperazione, ma quelle del pentimento che apre al futuro. Tu conosci la nostra fragilità, la distanza tra le nostre promesse e i nostri fatti. Fa’ che lo sguardo che rivolgesti a Pietro scenda anche su di noi, per ricordarci che la Chiesa non è fatta di puri, ma di peccatori perdonati che sanno ancora piangere.
Davanti a Pilato e al grido della folla (Mt 27,22-24),
Davanti a Pilato, ci fermiamo sulla soglia del Pretorio (Mt 27,22-25).
Qui la domanda ci incalza: «Che farò dunque di Gesù, chiamato Cristo?» (Mt 27,22). Signore, liberaci dalla tentazione di Pilato, dall’illusione di poter restare “neutrali” lavandoci le mani nell’acqua dell’indifferenza (Mt 27,24). Quell’acqua non pulisce, ma separa; ci rende estranei al Tuo dolore e a quello del mondo. Insegnaci che non basta non fare il male; bisogna abitare la responsabilità della Verità, rifiutando di gridare con la folla per scegliere Barabba, rifiutando la logica della forza che condanna l’innocente,aiutaci a “lavarci le mani”.
Donaci il coraggio dell’obiezione di coscienza contro ogni ingiustizia. Insegnaci a non scegliere la logica del successo violento e immediato ma a saper stare dalla parte della Verità che non urla, della Verità che accetta di essere sconfitta pur di restare Amore.
Infine, Signore, portaci sotto la Croce, nell’ora dell’Abbandono (Mt 27,46).
In quel “Elì, Elì, lemà sabactàni?”, Tu raggiungi l’uomo che si sente lontano da Dio, l’uomo che dubita, l’uomo che muore nel buio. Grazie perché in quel grido hai dato cittadinanza divina a ogni nostra disperazione. Quando il velo del tempio si squarcia (Mt 27,51), facci capire che la Tua Gloria non è nel prodigio, ma nella totale “kènosi”, nell’annientamento che rivela il vero volto di Dio: un volto di infinita tenerezza che muore per darci vita.
Fa’ che con il Centurione (Mt 27,54),
anche noi possiamo confessare, non con le labbra ma con l’esistenza intera:”Davvero costui era Figlio di Dio”. E nell’attesa del Sabato Santo, insegnaci la fede della “custodia”: saper attendere nel silenzio della tomba che la vita esploda nuovamente, vittoriosa su ogni pietra tombale che tenta di chiuderla.
Amen!
